NUOVAMENTE OGNI GIORNO



giorno cancella giorno cancella giorno cancella giorno
martedì, 06 maggio 2008


Chissà se durerà l'ultimo atto
per cinque anni ancora
prima del finale e del sipario.
Potrebbe tirarla in lungo fino a dieci,
fino all'estenuazione,
o precipitare in pochi mesi.
La certezza fissata in calendario
è quella del declino personale
e del mai più - la scena
in cui si aspetta insieme su un gradino
che si accenda Venere sul mare.

Scritto da: arden a 19:07 | link | commenti (7) |

mercoledì, 30 aprile 2008

lutto di Venere per la morte di Adone

Sei morto - da ora sempre nel futuro
sarà amore seguito da dolore
e gelosia gli sarà sempre attorno;
dolce sarà all'inizio aspro al suo fondo,
dispari e sbilanciato, disuguale,
sì che il suo bene mai compensi il male.

Sarà incostante, falso, frodatore
gelerà in boccio - il tempo d'un respiro;
il veleno del fondo, sotto strati
di dolce, ingannerà i più astuti,
farà deboli i forti, i savi muti
e la parola donerà agli stolti.

Sarà frugale, e si darà agli sprechi,
i vecchi tardi spingerà alle danze
e terrà quieti i bulli forsennati;
spianterà i ricchi e arricchirà i pezzenti,
sarà furioso, e scioccamente mite,
farà i giovani vecchi, e i vecchi infanti.

Avrà sospetti senza averne causa,
nessun timore quando più dovrebbe;
sarà clemente, e troppo rigoroso;
ingannatore quando sembra retto
e incallito se pare bendisposto -
farà il prode pauroso e il vile ardito.

Sarà causa di guerra e di disastri
metterà il figlio contro il proprio padre;
sarà al servizio di ogni scontentezza
come la paglia secca è serva al fuoco.
Dacché prese la morte il mio nel fiore,
nessun amante goda il proprio amore.


( ancora da Venere e Adone di Shakespeare)

Scritto da: arden a 12:19 | link | commenti (10) |

venerdì, 25 aprile 2008

poor Wat

Stanato che hai il leprotto che mal vede,
guardalo, come in cerca d'uno scampo
a correre si getta più del vento,
e come attento sterza zigzagando
e mille giri incrocia - e i tanti buchi
del suo passaggio fanno in mezzo all'erba
un labirinto a sperdere i nemici.
E a volte si butta in mezzo a un gregge
per ingannare i cani con l'odore,
a volte tra le buche dei conigli
perchè smetta il latrato dei segugi,
e a volte corre in branco con i cervi:
il rischio fa inventare stratagemmi
e s'accompagna l'ingegno alla paura.
Perché il suo odore mescolato agli altri,
confonde il fiuto agli accaldati cani
che tacciono finché l'errata traccia
non abbiano distinto con fatica;
poi riprende il latrare - ed è, per l'Eco,
come ci fosse in cielo un'altra caccia.
E in cima a un dosso, povero leprotto,
si rizza su due zampe tutto attento
se ancora sia il nemico sulle peste.
Ed ecco che gli giungono le grida -
e la sua pena a quella rassomiglia
d'un morente che oda la sua squilla.
E lo vedrai bagnato di rugiada
curvare in giravolte a serpentina -
le zampe stanche gli graffiano gli spini
e ogni ombra lo ferma, ogni sussurro -
ché la miseria da molti è calpestata
e, a terra, da nessuno è sollevata.


da Venere e Adone di William Shakespeare)

Scritto da: arden a 16:58 | link | commenti (5) |
traduzioni, shakespeare

lunedì, 14 aprile 2008

Cosa ha visto, cosa sa della vita
quali conforti ha ricevuto
l'albero che tra nevi infinite
e primavere rapide fuggenti
la luna ha rimirato ritornando
per migliaia di volte al posto stesso
dove era germogliato dalla terra?
È il più antico del mondo.
Da ottomila anni vive là
tra pochi suoi compagni antichi
- non più maestoso o bello, simile
ai più, da nulla segnalato.
Morirà infine
pure se lungamente risparmiato.


(L'albero è un abete rosso che si trova in Svezia: questo).

Scritto da: arden a 11:55 | link | commenti (15) |

lunedì, 31 marzo 2008

Torna, pare - a dar retta alla puntuale
ripresa dei sintomi -
ma non avanza - si trattiene altrove,
procede un poco e poi subito sbanda
nel grigiore - la antica primavera,
che arrivava con passo da ragazza
in vesti rilucenti, i bei capelli
mossi dal vento sulla dolce nuca.
Ora ha un aspetto da mezza stagione
propensa a prender sonno sul più bello
proprio mentre il discorso è sull'amore.

Scritto da: arden a 13:03 | link | commenti (8) |

giovedì, 20 marzo 2008

Ho sperperato il tempo, l'ho buttato
e il tempo adesso fa sperpero di me,
mi butta via.

Riccardo II di William Shakespeare

Scritto da: arden a 09:24 | link | commenti (9) |
shakespeare

martedì, 11 marzo 2008

Finisce il giorno con l'ultima luce
e s'allontana il mondo a grandi passi,
mi lascia indietro, sola, dentro l'ombra
- e non si volta - passa oltre, distratto
come un amante che già pensi a un'altra.
Potrei corrergli dietro, richiamarlo,
fargli sentire la mia voce
restaurare e rimettere in mostra
le tavole della mia vecchia presenza
- se solo mi durasse la memoria
mentre le cerco dall'una all'altra stanza.

Scritto da: arden a 17:50 | link | commenti (3) |

domenica, 09 marzo 2008

Al mattino la luce del giorno
ridispone il mondo in giusta scala
anche nel cuore, dove ogni figura
ritrova il suo profilo distinto
come quello dei monti che riappare
nei tagli d'orizzonte tra le case.
E poi la sera disfa ogni contorno
e addensa tutto in un solo discorso
dove ogni amore ripete quello stesso
- e io ritento l'abbraccio che mi inganna
tornandomi ogni volta vuoto al petto.

Scritto da: arden a 11:37 | link | commenti (4) |

venerdì, 07 marzo 2008

ahi ahi, con la pioggia ed il vento

Quando non ero che un bimbo piccoletto,
e ahi e oh, con la pioggia ed il vento:
ogni sciocchezza non era che gioco,
ché sempre piove la pioggia ogni giorno.

E quando venni alla mia adulta età
e ahi e oh, con la pioggia ed il vento:
porte sbarrate in faccia ai malandrini,
ché sempre piove la pioggia ogni giorno.

E quando venni, ahimé, a prender moglie
e ahi e oh, con la pioggia ed il vento:
di fare lo spavaldo non m'è riuscito più,
ché sempre piove la pioggia ogni giorno.

E quando venni poi al mio giaciglio,
e ahi e oh, con la pioggia ed il vento:
bevuti s'era e con le teste ciucche,
ché sempre piove la pioggia ogni giorno.

Da tanto tempo il mondo ha avuto inizio
e ahi e oh, con la pioggia ed il vento:
ma tant'è, la commedia è qui finita -
e noi di piacervi si vedrà ogni giorno.



When that I was and a little tiny boy
With hey, ho, the wind and the rain,
A foolish thing was but a toy,
For the rain it raineth every day.

But when I came to man's estate,
With hey, ho, the wind and the rain,
'Gainst knaves and thieves men shut their gate,
For the rain it raineth every day.

But when I came, alas, to wive,
With hey, ho, the wind and the rain,
By swaggering could I never thrive,
For the rain it raineth every day.

But when I came unto my beds,
With hey, ho, the wind and the rain,
With toss-pots still 'had drunken heads,
For the rain it raineth every day.

A great while ago the world began,
With hey, ho, the wind and the rain,
But that's all one, our play is done,
And we'll strive to please you every day.



Si tratta della canzone che canta il buffone Feste nel finale della Dodicesima notte di Shakespeare.

Scritto da: arden a 10:12 | link | commenti |
traduzioni, shakespeare

domenica, 02 marzo 2008

Troppe cose ho mancato e non so fare:
distinguere nel coro di richiami
che al mattino va di ramo in ramo
le voci dei cantori, per esempio
- non so nulla dei passeri
che si aggruppano lievi sui selciati
prima che inizino i rumori, non so
dei loro nidi che l'inverno scopre
come muti grovigli nell'intrico
coerente delle chiome
- non so nulla degli alberi,
che resistono tra i condominii
o stanno confinati nell'esilio
di antichi paradisi recintati -
nulla dell'ordine e delle divise
delle erbette schierate lungo i fossi
- ignoro le abitudini del vento
che, in certe sere estive o anche fredde
di febbraio, increspa il fiume
di azzurro come un mare - non so
della transumanza delle nuvole
- e nemmeno so cose più semplici,
come accarezzare un animale -
Non ho imparato, in tutto questo tempo,
che a stare in questa piccola stanza di parole -
e incertamente, e male.

Scritto da: arden a 10:43 | link | commenti (9) |

 

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