NUOVAMENTE OGNI GIORNO



giorno cancella giorno cancella giorno cancella giorno
mercoledì, 01 luglio 2009

In pieno buio, nel primo scompiglio
dei pensieri all'uscita dal sonno,
sopra i richiami degli uccelli, il loro
infittirsi in crescendo sovrapposti
nascosti dentro il tremito dei rami,
s'alza lo stridere sonoro
d'una cicala che prova solitaria
il suo strumento. Il giorno è solo
un piccolo rosa, una ditata appena,
dietro il nero dei pioppi più lontani,
ma si promette nuovo, glorioso, di gran luce.

Scritto da: arden a 05:40 | link | commenti (4) |

sabato, 27 giugno 2009

Dolcezza della pioggia nel risveglio
che fa liete le piante del viale
e la menta e il basilico nei vasi.
Il suo sussurro promette compagnia
lungo il mattino e garanzia di casa,
di cucina, di ozio e di poesia.

Scritto da: arden a 09:13 | link | commenti (6) |

giovedì, 18 giugno 2009

Mi ha tradito la musa.
O meglio, mi correggo: mai,
nemmeno in sogno o soprapensiero,
o per sbaglio, credendomi
una che non ero,
mi ha amata, afferma.
Se mi ha dormito a volte sul divano
fu solo per stanchezza di vedermi.
Per starsene lontano.

Scritto da: arden a 15:01 | link | commenti (5) |

domenica, 07 giugno 2009

E poi la luna ancora ci sorprende
tra i lampioni e le case dietro i pioppi
e di nuovo ci affianca nel ritorno
trascorrendo alta sulle siepi.

Scritto da: arden a 23:17 | link | commenti (3) |

sabato, 06 giugno 2009

Sonetto 147

È una febbre il mio amore che sospira
per quello che prolunga e nutre il male
e si ciba di ciò che serba il morbo
per una fame ondivaga e non sana.
La ragione, che dall'amore cura,
irata di non essere seguita
mi ha lasciato, e ora vedo, e mi dispero,
che il desiderio è morte, che fugava.
Incurabile sono, né la ragione curo,
e frenetico folle, sempre più agitato,
penso e faccio discorsi quali i pazzi,
lontani dal vero, espressi a caso, vani:
ché bello io ti ho giurato, e t'ho pensato chiaro,
tu, come l'inferno nero, come la notte buio.

My love is as a fever longing still,
For that which longer nurseth the disease;
Feeding on that which doth preserve the ill,
The uncertain sickly appetite to please.
My reason, the physician to my love,
Angry that his prescriptions are not kept,
Hath left me, and I desperate now approve
Desire is death, which physic did except.
Past cure I am, now Reason is past care,
And frantic mad with evermore unrest;
My thoughts and my discourse as madmen's are,
At random from the truth vainly expressed;
For I have sworn thee fair, and thought thee bright,
Who art as black as hell, as dark as night.


A dire la verità, questo sonetto appartiene alla serie dedicata alla Dark Lady e perciò bisognerebbe tradurrre al femminile (bella, chiara, nera, ecc.). Ma come si sa in inglese non si distingue il femminile dal maschile se non ci sono pronomi a segnalare il genere. Così mi sono presa la libertà di tradurre al maschile, perché non mi dispiace l'idea (che non è affatto peregrina) che l'angelico Fair Youth, il giovane biondo e bello, possa anche lui rivelarsi fosco e d'inferno. Le due figure, quella del giovane biondo e della dark lady, si sovrappongono e si specchiano l'una nell'altra.

Scritto da: arden a 22:21 | link | commenti |
traduzioni, shakespeare

giovedì, 28 maggio 2009

innesti

Sonetto 15

Quando osservo che tutto ciò che sboccia
non rimane perfetto che un istante,
che questo palcoscenico non offre che apparenze
al commento e agli arcani influssi delle stelle;
quando vedo gli umani come piante,
dallo stesso cielo confortati e avversati,
in rigoglio gloriarsi, al culmine calare
e il fulgore che fu loro sperdere da memoria;
il pensiero di questa impermanenza allora
te al colmo di gioventù porta alla vista mia
mentre cospira il Tempo col Dissesto
per mutare il tuo giorno in notte immonda;
e per tuo amore, al Tempo faccio guerra,
e come lui ti spoglia, io in mia grafia ti innesto.


When I consider every thing that grows
Holds in perfection but a little moment,
That this huge stage presenteth nought but shows
Whereon the stars in secret influence comment;
When I perceive that men as plants increase,
Cheered and cheque'd even by the self-same sky,
Vaunt in their youthful sap, at height decrease,
And wear their brave state out of memory;
Then the conceit of this inconstant stay
Sets you most rich in youth before my sight,
Where wasteful Time debateth with Decay,
To change your day of youth to sullied night;
And all in war with Time for love of you,
As he takes from you, I engraft you new.

Scritto da: arden a 07:57 | link | commenti (4) |
traduzioni, shakespeare

sabato, 23 maggio 2009

Resistono i due fiori della calla
già vizzi. Andrebbero recisi,
come le foglie gialle dei gerani,
ma non lo sanno e si protendono
ancora come ieri, e fraintendono
il sospiro dell'aria, il suo sorriso.

Difficile è capire di essere noi
l'oggetto che si deteriora, quello
in più, su cui è caduta la sciagura.
Bisogna che qualcuno ci raggiunga
come fosse per caso, e ce lo dica,
consegnandoci ignaro - con innocenza
quasi, e persino con lo zuccherino,
nel quale ci invischiamo, di un sorriso -
notifica zelante, ben stilata
nella camera oscura del suo sguardo,
di un conclusivo atto giudiziario.

Scritto da: arden a 11:35 | link | commenti (5) |

giovedì, 07 maggio 2009

Se venisse la morte tutt'a un tratto,
in questo giorno, in questo punto stesso,
se arrivasse d'un balzo per le rampe
o magari dal tetto o dal terrazzo,
come il ladro famoso o un'uccellaccia,
una gazza rapace, o una cornacchia,
prendendomi alle spalle proprio adesso
mentre scrivo e mi dico: non è vero,
anche domani sarò tra queste cose
come ora, e la luce sarà uguale
come pure i pensieri ritornanti
che vanno ad annidarsi dove duole -
se venisse, e fosse proprio vero,
non credo che sarebbe un grande male.
Non dico che mi piaccia - proprio ora
poi, che sono due giorni che non piove
e le sere profumano di acacie -
ma sarei credo quasi consenziente
e, chi lo sa, persino un poco grata.

Scritto da: arden a 23:04 | link | commenti (20) |

martedì, 05 maggio 2009

acacie

Oggi, mattina presto: la città,
attraversata dai gridi delle rondini
col cielo che si apre e che si schiara
rispecchiandosi fresco sul selciato
scuro ancora di pioggia - e su ogni cosa
il profumo rinato delle acacie
che entra nel corpo, che occupa i pensieri -
aereo come il canto ininterrotto
tra i rami e dalle antenne sopra i tetti
- dolcezza ignara, enorme, indifferente.

Scritto da: arden a 22:10 | link | commenti (3) |

sabato, 25 aprile 2009

Non ricordo più niente in modo esatto,
sbaglio i nomi, disordino le date,
non ho certezza tra la veglia e il sogno.
Tutto mi si va sperdendo - persino
le favole ascoltate da bambina
e mille volte ancora raccontate,
persino le poesie tenute a mente
e ripercorse tante notti al buio,
le parole dei libri a lungo amati,
la storia stessa mia, le sue passioni,
i dolori, le gioie, i grandi eventi,
tante persone care del passato,
- tutto mi si scolora e si allontana.
Si perde, mi sfugge dalle mani
il filo del discorso, della vita:
resta uno struggimento di abbandono
e, in questo aprile che mi corre innanzi
e va per la sua via, e già sparisce
nella luce radente delle sere,
il senso pervasivo di un incanto.

Scritto da: arden a 08:39 | link | commenti (11) |

 

Eccomi

Utente: arden

Creative Commons License

Creative Commons License.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Membri

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte