NUOVAMENTE OGNI GIORNO |
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Dorme in bici con la testa posata
sulla schiena del padre,
il bambino portato in sogno a scuola.
Sovverte gli algoritmi del mattino
il tepore rotondo di un berretto.
Come un disperso da terre remote
è venuta la Musa verso l'alba
nell'ombra dei vagoni sonnolenti.
Sapeva di freddo e lontananze,
di stazioni lustrate dall'insonnia,
e di camion, di nebbia, di autostrade.
Io piangevo, la testa contro il vetro.
Chissà cosa sognavi quella volta,
che ti sei messa in via lungo il binario
su cui va cieco a perdersi il tuo treno?
La pioggia rispondeva dal suo buio -
sono stanca, diceva, ah quanto stanca -
e mi faceva il verso con la voce.
Brilla il sole oggi nelle previsioni
meteo e a tutte le finestre
intanto piove. Un debole barlume
bene è vero s'affaccia
da uno squarcio fumoso sopra il tetto -
forse è però la traccia in differita
dell' infantile plenilunio mio
che dietro le sue imposte
giocava questa notte allo specchietto.
Nel tempo muto della malavoglia
fa bene mantenere l'attenzione
sulla grazia che sempre ci circonda.
Non solo il cielo con il suo mutare
che non ripete mai la stessa forma,
né solo i libri cari che la sera,
entro l'alone di un lume azzurrino,
nel silenzio accompagnano i pensieri,
ma anche altre, più piccole cose:
la tazza della colazione,
o il cagnolino di ghisa posato
contro il battente della porta,
l'acqua del rubinetto nel bicchiere,
le voci del mattino dalla strada,
la vespa solitaria che ritorna
fuori stagione e vaga incerta
sul terrazzino tra gli spini
e il bidoncino della spazzatura
cercando chissà cosa - e insiste
anche sul mare finto sopra il muro
con nello sfondo un'isoletta rosa.
Vanno in folla scherzando nel viale
le foglie con il vento che le innalza
e le tiene sospese in luccichio
riempiendo in danza la mattina ariosa
- mentre i tigli sui bordi della strada,
alla carezza che li spoglia e in festa
porta loro le figlie via di casa,
già si abbrunano un poco di amarezza.
I sogni sono a volte così uguali
alla realtà più stanca e quotidiana
che ti chiedi se li abbia contagiati
quella stessa diurna malavoglia
fino al punto di spingerli a copiare
una sceneggiatura così fiacca
anziché rimontarla e farla nuova -
o se li mandi una madre superiora
per paura che a notte, a sua insaputa,
si riesca, dio ne guardi, un po' a sognare.
Il cielo bigio quasi novembrino
si è illimpidito a sera in pura seta.
Scivolavano dolci in lunga fila
i fari accoppiati delle auto
e in fondo alla strada verso casa
ammiccava ridente il mio pianeta.
Io sono certamente molto amata:
mi corteggia la bella giornata
che giunge inattesa e si congeda
con un tramonto lungo e infuocato,
mi corteggia la luna dal balcone,
anche quando già scema ed è assediata
da nuvolaglia scura e minacciosa,
e Venere e Giove, e lo Scorpione mio
che ogni anno s'affaccia nell'estate
sconfinando lucente dal suo cielo -
e la musa anche mi ama, che al mattino
torna a sedersi nella mia cucina.
Mi ama anche l'oblio che dolce scende
e copre la memoria dove duole -
e m'ama infine persino l'ascensore
che smette il suo usuale saliscendi
perché si prende cura del mio cuore.
Da Celti ora siamo vecchi Galli,
noi qui della terra delle nebbie,
e Galline da buon brodo o Gallette
biscottate - se non infauste Galle,
e cioè malformazioni delle foglie.
Ci conceda la sorte qualche tregua.
Non voglia Dio che non rimanga a galla,
tra tanti sgallettati gallinacci
e giulive pollastre sgallettate,
almeno un po' di umanità gentile
- e civile, se lo sperare è dato.
C'era ancora la luna sul quartiere
questa notte alle due, che già scendeva
verso il tramonto, e c'era
il silenzio, con un pianeta in viaggio
verso Oriente lungo un fiume
increspato di nuvolette rade.
Un chicco d'uva e un respiro largo
e uno starsene a lungo sul balcone,
sotto il lento trascorrere del cielo.